La guerra dei prezzi non conviene a nessuno

L’edilizia è, come tutti sappiamo, uno dei più efficaci strumenti per uscire da congiunture sfavorevoli, nonché un volano per l’economia intera grazie ai suoi effetti moltiplicatori della spesa (diretti, indiretti e indotti) derivanti da una domanda aggiuntiva, in questo caso, di spesa in costruzioni.
Secondo l’ultimo studio specifico curato dalla Direzione Affari Economici e Centro Studi dell’Ance del 2015, ad esempio, emerge che il settore costruzioni acquista beni e servizi dall’88% dei settori economici e solo il 4,2% di questi è di importazione, mentre il 95,8% deriva da produzione interna ai confini.
In conseguenza di ciò, ogni miliardo speso in costruzioni genera sul sistema economico una ricaduta complessiva di 3.513 milioni tra effetti diretti, indiretti e indotti e produce qualcosa come 15.555 unità di lavoro.
L’altra faccia della medaglia di questa infinita catena, però, c’è eccome: gli attori in gioco sono innumerevoli e sono tutti egualmente e reciprocamente responsabili, affinché non ci siano intoppi di alcun tipo che generino situazioni di stallo o, peggio ancora, paralisi.
Basta davvero poco per generare un gigantesco effetto domino.
Ed è, purtroppo, esattamente quello che sta accadendo negli ultimi mesi (non solo nell’edilizia, peraltro): un aumento rilevante dei prezzi di diverse materie prime hanno riguardato i polietileni , che stanno mostrando incrementi superiori al 40%, il rame (+17%), il petrolio (+34%), il calcestruzzo (+12%), materiale isolante (+15%), il ferro (+30%), il legno (+20%).


Come se non bastasse, in soli 4 mesi, tra Novembre 2020 e Febbraio 2021, l’acciaio è aumentato del 130%: come riportato nell’ultimo rapporto del 2020 a cura dell’ Ocse, l’origine di questo fenomeno risiede in un improvviso incremento della domanda nel settore delle costruzioni in Cina e questo rimbalzo della domanda ha innescato un effetto al rialzo sulle materie prime e su tutta la filiera dell’acciaio con conseguenze su tutto il mercato mondiale.
E certamente in Italia, e ancor di più nel Centro Italia, la curva di domanda nel settore delle costruzioni non sta seguendo andamenti lontani da quella cinese, provocando quindi un ulteriore rimbalzo ed aggravamento del fenomeno: gli incentivi statali hanno creato grandi aspettative e una mole notevole di richieste nel settore edile e impiantistico con una conseguente spinta a tutto il settore, che si è aggiunta alla già mastodontica programmazione lavori che le imprese edili devono necessariamente imporsi per la ricostruzione post sisma 2016 che di per se rappresenta il più grande cantiere d’Europa.

Al netto delle difficoltà di far viaggiare le merci in un regime di pandemia tanto da incidere in maniera rilevante, ad esempio, sul costo di noleggio dei container, è più che evidente che siamo di fronte a pregiudizievoli fenomeni inflattivi e difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, che si stanno traducendo in incrementi straordinari dei prezzi d’acquisto (assolutamente non programmabili né prevedibili per durata, intensità e dimensione) praticati dalle aziende fornitrici, siano esse nazionali o estere. Siamo ben lontani, quindi, dagli ordinari aggiustamenti e dalle automatiche logiche di mercato che portano in maniera naturale ad un aumento dei prezzi come reazione ad un aumento della domanda.
Non si può prescindere da una logica giustificazione, proporzionalità ed adeguatezza, non si può non rimanere all’interno di determinati limiti, non si può impedire a chi si approvvigiona di avere anch’esso degli utili. Stiamo parlando di princìpi talmente ovvi da generare ripercussioni che possono essere davvero devastanti qualora fossero violati. Tanto per dirne una, da alcune indagini risulta che meno del 10% di richiesta di informazioni da parte di un potenziale cliente verso l’impresa si traduce in preventivi concreti, per esempio, per l’esecuzione di un lavoro con agevolazioni fiscali (cd. Bonus/Superbonus).
Ma i dati sono in continua evoluzione ed il trend sembra destinato ad aumentare per i prossimi mesi se non si interviene tempestivamente.
Le imprese sono in forte sofferenza, quindi, perché tali incrementi, eccezionali ed imprevedibili, si aggiungono alle già ingenti difficoltà finanziarie e patrimoniali dovute alle dinamiche disfunzionali di appalto connesse all’evento pandemico. In molti casi si sono verificate situazioni in cui ditte fornitrici comunicano l’impossibilità di rispettare le modalità contrattuali di consegna delle merci per motivi di forza maggiore od eccessiva onerosità, conseguenza più che fisiologica scaturente dall’ attuale normativa, la quale non prevede adeguati meccanismi di adattamento dei prezzi alle fluttuazioni (eufemismo) del mercato.


Promuovere un intervento normativo più che urgente è lo strumento attraverso il quale si può e si deve riconoscere alle imprese gli incrementi straordinari di prezzo intervenuti e ricreare un equilibrio paretiano e sinallagmatico fra tutte le parti, indispensabile anche al fine di dare effettiva attuazione agli obiettivi sottesi al Decreto Semplificazioni di rilanciare gli investimenti pubblici attraverso l’incentivazione degli appalti e l’avvio tempestivo dei cantieri.

30/3/2021

Direzione Renovo