Il vero mestiere del committente: prepararsi a risolvere i problemi che certamente ci saranno

Il vero mestiere del committente: prepararsi a risolvere i problemi che certamente ci saranno

Di imprese e progettisti si parla sempre. Del terzo protagonista di ogni cantiere — il committente — molto meno. Eppure è un ruolo tanto decisivo quanto poco raccontato, e su cui quasi nessuno viene davvero preparato.

Diciamolo con chiarezza, prima di tutto: questo non è un articolo per scaricare responsabilità su chi commissiona i lavori. Impresa e progettista devono fare bene il proprio mestiere, senza sconti. Ma un cantiere funziona quando ognuno — impresa, progettista e committente — fa la propria parte. E la parte del committente comincia prima ancora che il cantiere apra: si chiama preparazione.

L’imprevisto non è un’anomalia, è la norma

Un progettista non è un mago. Fa previsioni accurate, basate su rilievi, esperienza e la miglior tecnica disponibile — ma restano previsioni. Nell’esperienza del settore, uno scostamento tra preventivo e costo finale è quasi fisiologico: nelle nuove costruzioni si parla comunemente di un margine di imprevisti attorno al 10%, nelle ristrutturazioni — dove si lavora spesso “alla cieca” dentro murature esistenti, impianti nascosti, strutture datate — quel margine può ragionevolmente allargarsi fino al 15-20%.

Non è un’anomalia. Non è un segnale di incompetenza. È semplicemente la fisica del costruire su qualcosa che già esiste.

Lo stesso vale per i tempi. Se si impone un termine troppo stretto rispetto alla reale complessità dell’opera, prima o poi quel termine salterà. Non perché qualcuno abbia sbagliato a fare il proprio lavoro, ma perché il tempo necessario a un cantiere non si comprime per decreto.

Ed è normale anche essere stressati

C’è una battuta che circola da anni nel settore delle ristrutturazioni, ed è meno esagerata di quanto sembri: ristrutturare casa e divorziare sarebbero, per chi li vive, tra i momenti più stressanti della vita adulta. Non è una citazione letterale da un manuale, ma non è nemmeno inventata dal nulla: la scala di Holmes e Rahe — lo strumento scientifico più noto per misurare lo stress generato dagli eventi di vita, pubblicato nel 1967 e tuttora un riferimento in psicologia — colloca il divorzio al secondo posto assoluto tra gli eventi più stressanti, e include tra i fattori rilevanti anche i grandi cambiamenti abitativi. Chi lavora nel settore, semplicemente, ha sempre saputo per esperienza diretta ciò che la letteratura conferma nella sostanza: cambiare in profondità lo spazio in cui si vive è, dal punto di vista dello stress, tutt’altro che un evento minore.

Chi si trova nel ruolo di committente lo fa quasi sempre per la prima o seconda volta nella vita. Nel frattempo continua ad avere una vita: una famiglia che aspetta risposte, una routine sconvolta, magari mesi in un’altra casa o in mezzo alla polvere. È comprensibile arrivare a fine lavori con i nervi tesi. Succede a chiunque — capita persino a imprenditori e manager abituati a gestire crisi ben più complesse di un cantiere: la ristrutturazione di casa propria è, per tutti, un terreno diverso, più personale ed emotivo di qualunque altro progetto professionale.

Sapere in anticipo che questo fa parte del percorso è già una forma di preparazione. Chi arriva al primo imprevisto pensando “non doveva succedere” vive ogni variazione come un tradimento. Chi arriva sapendo che gli imprevisti sono il cantiere, la stessa variazione la affronta come un problema da risolvere insieme a chi ci lavora.

Cosa facciamo, in pratica

In Renovo non promettiamo che non ci saranno attriti: ci sono sempre, in ogni cantiere, di chiunque. La differenza sta nel come li si affronta.

Informiamo il committente fin dall’inizio, così da non farlo cadere dalle nuvole quando arriva la prima variazione. Quando emerge un imprevisto, ci si siede intorno a un tavolo e si guarda la soluzione, non il colpevole. E quando il cantiere si chiude — spesso con un committente esausto, giustamente provato dai mesi appena vissuti — siamo soliti dire una cosa semplice: “Ci rivediamo tra qualche mese, quando lo stress sarà calato. Allora potremo tirare le conclusioni con lucidità.”

Perché un giudizio dato a caldo, nel giorno più stanco di tutti, raramente è lo stesso giudizio che si dà qualche mese dopo, quando in quella casa ci si vive davvero.

Direzione Renovo

Il vero mestiere del committente: prepararsi a risolvere i problemi che certamente ci saranno

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