In un contesto come quello della ricostruzione post-sisma del 2016, che già di per sé rappresenta una delle sfide più complesse della recente storia edilizia italiana, l’utilizzo della pietra muraria — materiale tradizionalmente impiegato nei borghi appenninici — rende questa sfida ancor più significativa, ponendo numerosi interrogativi.
Uno dei principali ostacoli è legato proprio ai costi di costruzione, sensibilmente più alti rispetto a quelli di tecniche moderne come il cemento armato o l’acciaio. Il ripristino con pietra locale richiede manodopera altamente specializzata, capace di lavorare secondo tecniche tradizionali per rispettare i vincoli architettonici e paesaggistici. Questa competenza è oggi sempre più rara, e ciò incide in modo diretto sulle tempistiche e sul budget delle opere.
Inoltre, il recupero della pietra esistente, quando possibile, comporta operazioni di selezione, pulizia, catalogazione e stoccaggio particolarmente complesse e costose. Se la pietra viene invece acquistata ex novo, i costi aumentano ulteriormente per via della scarsa reperibilità e della difficoltà di trasporto in zone montane.
Non va poi sottovalutata la necessità di integrare criteri antisismici: la pietra muraria, da sola, non garantisce la sicurezza strutturale richiesta dalle normative vigenti. Per essere utilizzata in contesti a rischio sismico, deve essere accoppiata a sistemi di consolidamento (come cordoli in c.a., rinforzi interni e materiali compositi) che aumentano ulteriormente la complessità del cantiere.
Anche dal punto di vista burocratico, il recupero con tecniche tradizionali può comportare tempi più lunghi a causa della necessità di ottenere autorizzazioni paesaggistiche e vincoli storici, soprattutto nei centri storici tutelati.
Ogni progetto rappresenta una linea di continuità con le problematiche sopra elencate ma, nonostante questo, restiamo convinti del forte valore simbolico e identitario che la pietra muraria, allo stesso tempo, rappresenta. È elemento chiave del patrimonio culturale dell’Appennino e, per molte comunità locali, rappresenta un legame tangibile con il passato.
Tuttavia, nel quadro della ricostruzione, la sua adozione va valutata attentamente, caso per caso, bilanciando esigenze estetiche, funzionali e strutturali con i limiti economici e temporali imposti dai fondi pubblici e privati.
Renovo, in questi anni, nei suoi cantieri di ricostruzione post sisma sparsi nel cuore del centro Italia, si è cimentata spesso con opere che prevedevano rivestimenti di questo tipo, raccogliendo sempre con grande soddisfazione le congratulazioni di progettisti e committenti alla chiusura dei lavori. Con la collaborazione delle nostre imprese, continueremo a valutare con estrema attenzione progetti di questo tipo.

Nella sequenza di foto trovate la realizzazione in demolizione e ricostruzione di un’edificio residenziale sito in Amandola, ad opera dell’impresa Rossetti Costruzioni SRL di Castignano (AP).
In conclusione, la pietra muraria resta una scelta possibile e sostenibile, richiedendo però un approccio integrato tra progettazione, esecuzione e normative.
Porto San Giorgio, 08/07/2025
Dott. Riccardo Baldassarri

