Ricostruzione, finalmente il Durc di congruità

La cronaca di questi giorni ha evidenziato, per quanto possa sembrare anacronistico, che ancora nei cantieri edili, della ricostruzione nel caso, esiste il problema del lavoro in nero e della presenza nei cantieri di ditte non autorizzate.

L’Anac (Autorità Nazionale Anti Corruzione) con Delibera n. 67 del 24/01/2018 ci descriveva il quadro pietoso delle condizioni di lavoro con cui diverse aziende stavano operando nella ricostruzione post sisma del centro Italia.

Nell’ambito delle verifiche avviate dall’Anac infatti, tramite il nucleo anticorruzione della Guardia di finanza, nei cantieri di Ancarano e Campi di Norcia per la realizzazione delle Soluzioni Abitative d’Emergenza (Sae) è stata accertata la presenze di imprese che non risultavano tra quelle che avevano richiesto l’autorizzazione al subappalto.

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Il provvedimento individua soggetti non autorizzati nel cantiere, mancate verifiche da parte delle affidatarie dei lavori – Cns e Kyneo Energy e Facility – per appurare la sussistenza dei “requisiti generali e tecnici” delle imprese materialmente impegnate nei lavori; e per queste ultime, mancata verifica della assoluta estraneità da legami criminosi, in sostanza i controlli antimafia, tanto più che «è stato accertato che tali operatori economici provengono dalla stessa area territoriale a forte incidenza della criminalità organizzata».

In sostanza le consorziate Csn e Kyneo Energy e Facility, quali affidatarie del lavori, avevano l’obbligo di comunicare alla stazione appaltante, la Regione, tutti i sub-contratti, ma lo hanno “ignorato”, spiega la delibera Anac. Tra l’altro nei cantieri «non è risultato reperibile alcun dipendente» delle due ditte affidatarie: la Gdf ha rilevato la presenza di personale della “Essegi Linoleum di Sorrentino Giovanni”, della “Società Edilizia Capoluongo Srl” e della “Decoop Società Cooperativa di Produzione e Lavoro”, tutte ditte dell’hinterland napoletano, i cui addetti hanno giustificato la propria partecipazione ai lavori attribuendola a “distacchi” presso le imprese affidatarie.

Distacchi di manodopera che sono andati in crisi perché non basta chiamarlo distacco perché sia distacco, per essere tale deve avere tutti gli ingredienti giusti e non averne altri (interesse, temporaneità, organizzazione e rischio di impresa, altro…)

A Norcia gli operai distaccati organizzavano autonomamente il lavoro in assenza totale delle imprese autorizzate ad eseguire i lavori, assumendo quindi il fare dell’imprenditore che si organizza e assume i propri rischi.

Questa la Delibera che racconta i fatti e rilievi mossi contro le imprese:

Delibera ANAC _67_2018

Ma le problematiche descritte sono destinate a essere deradicate attraverso l’adozione di un sistema, intelligente e pratico che non lascerà scampo agli improvvisatori di turno.

Il Durc di Congruità

Il sistema già collaudato nella Regione Umbria è stato approvato con accordo tra Commissario Straordinario della Ricostruzione, Presidenti delle Regioni colpite, Ministero del Lavoro, INAIL, INPS ed altri e prevedrebbe un DURC allargato che andrebbe a rilevare non solo la regolarità contributiva ma anche la congruenza di manodopera impiegata per un cantiere. 

Nel nostro ordinamento è stato introdotto il concetto di “DURC comprensivo della congruità dell’incidenza della manodopera” dall’art. 105, comma 16, del Codice dei contratti pubblici, che così recita: “Al fine di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare, il documento unico di regolarità contributiva è comprensivo della verifica della congruità della incidenza della mano d’opera relativa allo specifico contratto affidato. Tale congruità, per i lavori edili è verificata dalla Cassa edile in base all’accordo assunto a livello nazionale tra le parti sociali firmatarie del contratto collettivo nazionale comparativamente più rappresentative per l’ambito del settore edile ed il Ministero del lavoro e delle politiche sociali; per i lavori non edili è verificata in comparazione con lo specifico contratto collettivo applicato.

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Viene quindi, con l’accordo richiamato, data attuazione alla previsione normativa nell’ambito della ricostruzione post sisma del centro Italia.

Il principio della regolarità contributiva è stato così allargato al principio della congruità, ovvero si è passati da un controllo sui versamenti contributivi legati alla Ditta in generale, ad un controllo sull’attività svolta nel singolo cantiere, in relazione all’incidenza della manodopera dello specifico progetto, così come dichiarata dal Direttore dei lavori.

Questo ulteriore parametro consente di:
1. Contrastare il lavoro sommerso ed irregolare, in quanto solo in presenza di una congruità fra manodopera necessaria e contributi versati, viene rilasciata la certificazione;
2. Evitare che le imprese non in regola sviluppino una concorrenza sleale nei confronti di quelle in regola;
3. Permettere il controllo dei soggetti istituzionali sulle specifiche dinamiche del cantiere,
consentendo anche l’applicazione di eventuali correzioni;
4. Determinare una diretta proporzionalità fra il numero di lavoratori dichiarati ed i relativi versamenti contributivi, rispetto all’ammontare complessivo dell’opera, soprattutto nel caso di progetti complessi che prevedono diverse fasi di realizzazione con differente incidenza della manodopera.

Per le modalità attuative si rimanda alla bozza dell’accordo ormai alla firma:

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La fattura elettronica per i subappaltatori della PA

Con l’occasione ricordiamo di un altro importante intervento normativo che va nella stessa direzione di quello già descritto. La Legge di Bilancio 2018, ha previsto, tra le altre cose l’obbligo di fatturazione elettronica, con decorrenza 1° luglio 2018, per tutti gli operatori della filiera degli appalti pubblici.
In sostanza, il Decreto Legge prevede l’obbligo di emissione della fattura elettronica per tutte le prestazioni rese da subappaltatori e subcontraenti della filiera delle imprese che partecipano a contratti di appalto di lavori, servizi o forniture stipulati con una amministrazione pubblica.
Si tratta di tutti coloro che intervengono, a qualunque titolo, nel ciclo di realizzazione del
contratto, anche con noli e forniture di beni e prestazioni di servizi, ivi compresi quelli di
natura intellettuale, qualunque sia l’importo dei relativi contratti o dei subcontratti.
Le fatture elettroniche emesse da tali soggetti dovranno riportare gli stessi codici CUP e CIG presenti nelle fatture emesse dall’impresa capofila nei confronti dell’amministrazione pubblica.

Conclusioni

Non si può fare a meno, come rete di imprese abituate ad operare nella piena legalità, di esprimere soddisfazione per il lavoro svolto dagli attori che hanno finalizzato l’adozione del DURC di congruità per la ricostruzione ma si vuole d’altro canto porre attenzione sul fatto che il sistema già impiegato efficacemente in Umbria poteva essere subito impiegato in quanto era chiaro che le problematiche di Norcia ci sarebbero state.

Si rimarca inoltre che in linea generale sempre e comunque il Legislatore della ricostruzione dovrebbe cercare di adottare sistemi già collaudati se esistenti, non ci sono tempi per poter sperimentare e poter pensare di fare meglio di quanto già collaudato.

Arch. Paolo Capriotti

11/02/2018

© Renovo Rete Costruttori Sisma Centro Italia

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