Sulle tempistiche di esecuzione lavori di ricostruzione privata da inserire in contratto d’appalto

Le tempistiche di esecuzione dei lavori di ricostruzione privata post sisma sono state spesso al centro del dibattito con diverse modifiche normative intervenute nel tempo.

La corretta definizione della tempistica di esecuzione lavori produce degli importanti vincoli sulla vita del contratto d’appalto.

Nello schema di contratto d’appalto tipo, allegato all’ordinanza 19, sono infatti previste penali e comminatorie per i ritardi sulla tempistica di esecuzione dei lavori, tra cui la risoluzione in danno del contratto.

Dunque, la tempistica imposta tra le parti deve essere plausibile e deve perentoriamente rispettare le tempistiche massime previste dalla normativa speciale sulla ricostruzione.

L’Ord. 80 ha definito che per la ricostruzione pesante di cui all’Ord. 19, l’esecuzione dei lavori deve iniziare entro tre mesi dalla data di concessione del contributo e l’ultimazione deve avvenire entro ventiquattro mesi dalla data di avvio dei lavori.

Per la ricostruzione leggera invece l’ord. 4-8 successivamente integrata con ord. 80 ha previsto che i lavori inferiori a 200.000 euro devono essere ultimati entro sei mesi dalla data di concessione del cotnributo, con possibilità di proroga di due mesi, per i lavori di importo superiore a 200.000 euro il termine per l’ultimazione è incrementato progressivamente, secondo scaglioni di importi massimi aggiuntivi, di un mese per ogni 100.000 euro di lavori e comunque fino ad un massimo di ulteriori sei mesi. Se per la ricostruzione pesante le tempistiche si avviano dalla consegna lavori per la ricostruzione leggera di parte dalla concessione del contributo.

Tali tempistiche impartite devono essere impresse nel contratto d’appalto, nell’articolo 10 in particolare, tenendo conto che le scadenze previste sono quelle massime e nulla vieta alle parti di concordare tempi ridotti, sempre senza cadere in clausole vessatorie che potrebbero alla fine risultare nulle.

Ci preme rilevare che l’art. 10 dello schema di contratto d’appalto crea tutta un serie di vincoli e penalità per l’impresa che vista l’urgenza di ricostruire possono anche essere condivise, risulta tuttavia sproporzionato il bilancio dei reciproci obblighi nel momento in cui non vengono definite penalità per il committente nel momento in cui si procuri un andamento anomalo dei lavori che può avvenire attraverso: sospensioni illegittime, varianti da ripensamenti progettuali, varianti da errori progettuali, che possano portare in perdita l’impresa.

Giusto penalizzare e punire l’impresa se i lavori non avanzano nella maniera più idonea in mancanza di impedimenti, ma in caso di ostacoli all’attività di responsabilità del committente qualcuno dovrebbe ristorare l’impresa per l’immobilizzo di mezzi, lo sperpero di manodopera, il protrarsi di spese generali.

Dovrebbe poi prevedersi l’inserimento di una clausola di buon senso, tra l’altro accennata nell’ordinanza 4 art. 5 comma 2, che preveda, nel caso in cui si verifichi la sospensione dei lavori, la proroga automatica equivalente al periodo di sospensione, magari facendo a meno del coinvolgimento dell’approvazione dell’USR e del Comune per una questione così minima e marginale rispetto le loro competenze.

Si potrebbe semplicemente definire una sorta di elenco di motivazioni valide atte a dare diritto ad una proroga automatica su autocertificazione del direttore lavori, si potrebbe fare riferimento a quanto già definito puntualmente in materia di appalti pubblici.

Per questa ma anche per tante altre situazioni ci si augura che si revisioni presto lo schema di contratto d’appalto.

29/11/2020

Direzione Renovo