Sismabonus e accollo, niente detrazione con l’asseverazione tardiva

Lo abbiamo sempre consigliato a tutti gli amici tecnici con la solita risposta “Sì, sì, dopo vedo…” ma quasi mai siamo stati presi sul serio e oggi ne viene fuori un quadro di crescente contenzioso e liti tra committenti e tecnici.

La nostra raccomandazione era riferita alla ricostruzione post sisma, per cui in caso di presentazione di interventi per la ricostruzione per cui ci fosse un accollo, invitavamo sempre ad inserire la perizia asseverata per l’eventuale applicazione futura del sisma bonus.

Dalla risposta che ricevevamo è ben comprensibile che i tecnici non si preoccupavano di predisporre la pratica in bonus anche se l’impiego fosse solo potenziale.

Era già chiaro dalla lettura delle norme che per poter aprire la strada all’impiego del sisma bonus in genere, fosse necessario allegare la perizia asseverata al progetto e alla richiesta di titolo edilizio ma in pochi, tra i tecnici della ricostruzione, hanno voluto capire questo elementare modo di fare e così per non compilare tre fogli di carta, su un quintale di progetto della ricostruzione, oggi possono vedersi precludere questa occasione.

E i committenti, quelli che ne capiscono qualcosa, cominciano a storcere il naso, “perchè devo pagare se ho il bonus?”

Per dare maggior rilievo alle nostre raccomandazioni, visto che viviamo di ricostruzione e siamo sempre più specializzati a gestire contabilmente e finanziariamente gli accolli con i bonus, segnaliamo, per sensibilizzare ulteriormente, che l’AdE ha ribadito con la risposta n. 194 del 26 giugno 2020 i dubbi in merito al Sismabonus e all’asseverazione tardiva.

Per fruire della detrazione infatti, è necessario che la documentazione del progettista dell’intervento strutturale sia allegata alla richiesta di rilascio del titolo edilizio, al momento della sua presentazione e non in un momento successivo. 

Nel caso in esame, l’istante rappresenta di avere acquistato una porzione di terreno agricolo nonché i diritti edificatori derivanti dalla demolizione di due unità immobiliari, autonomamente accatastate ed identificate come categoria A/3 e l’altra come categoria C/6, ubicate oltre il confine della predetta porzione di terreno agricolo, al fine di edificare su tale terreno una civile abitazione utilizzando la volumetria delle unità immobiliari demolite.

L’istante ha quindi richiesto e ottenuto dal Comune le autorizzazioni per la realizzazione degli interventi edilizi. Nello specifico, ha ottenuto il rilascio del permesso a costruire per lavori di ristrutturazione ricostruttiva, mediante demolizione di edifici esistenti e ricostruzione non comportante incremento di volume, ma con la sola modifica della sagoma. 

L’AdE ha precisato che l’istante ha presentato in data 26 luglio 2018 la comunicazione di inizio lavori relativa agli interventi di “ristrutturazione ricostruttiva di volume esistente” oggetto del permesso a costruire rilasciato dal comune successivamente integrata il 26 aprile 2019 con una nuova comunicazione di inizio dei lavori strutturali eseguiti dall’impresa. 

Solo a tale ultima comunicazione è stata allegata l’asseverazione prevista dall’articolo 3, comma 2, del decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti 28 febbraio 2017, n. 58.

Al riguardo, si fa presente che con il citato decreto n. 58 del 2017 sono state stabilite le linee guida per la classificazione di rischio sismico delle costruzioni e le modalità per l’attestazione, da parte di professionisti abilitati, dell’efficacia degli interventi effettuati.

Il citato decreto ministeriale stabilisce, in particolare, che il progettista dell’intervento strutturale deve asseverare (secondo il modello contenuto nell’allegato B del decreto) la classe di rischio dell’edificio prima dei lavori e quella conseguibile dopo l’esecuzione dell’intervento progettato.

Ai sensi del citato articolo 3, del decreto ministeriale n. 58 del 2017, per l’accesso alle detrazioni, occorre che la predetta asseverazione sia presentata contestualmente alla richiesta di rilascio del titolo abilitativo urbanistico.

Come ribadito da ultimo nella citata circolare n. 13/E del 2019, un’asseverazione tardiva, in quanto non conforme alle predette disposizioni, non consente l’accesso alla detrazione.

Nel caso di specie, l’istante non ha potuto accedere al sismabonus.

Se si è arrivati fin qui a leggere, sicuramente si starà pensando alle pratiche consegnate e dove si sarebbe potuto sfruttare il bonus ma potrebbe vedersi precludere la possibilità.

I dubbi sul tema sono i soliti:

  • posso allegare la perizia al momento della comunicazione di predecreto? a quel momento riteniamo già rilasciato il titolo edilizio?
  • non c’è verso di allegare la perizia dopo il rilascio del titolo ma prima dell’inizio dei lavori? anche in considerazione dell’apertura ai superbonus degli ultimi giorni?
  • in caso il titolo edilizio sia stato rilasciato posso chiedere il rilascio di uno nuovo per poter accedere ai bonus?

Tutti quesiti leciti, quello che vogliamo dire però è che mettere una perizia di tre pagine all’interno del progetto non era poi così complicato.

Ora chi non ha buon cervello dimostri di avere buone gambe almeno, anche perchè i committenti non saranno contenti di perdere questa succulenta occasione.

Noi chiederemo al Commissario, visto che ha una grande capacità di ascoltare, di inserire magari un comma, nell’ordinanza privata in formazione, che chiarisca e dirima tale ostacolo.

Rendiamo possibile l’asseverazione tardiva per la ricostruzione, in ogni caso prima dell’inizio lavori, in considerazione della recente apertura ai super bonus per l’accollo; questo almeno per le pratiche consegnate in precedenza.

Sfruttiamo la prevalenza della norma speciale su quella ordinaria se possibile.

03/11/2020

Direzione Renovo