Il sisma bonus per l’accollo al contributo di ricostruzione, aspetti di compatibilità e contabilità

Approfondiamo in questo breve articolo la controversa questione che riguarda la corretta definizione delle opere soggette a contributo di ricostruzione rispetto a quelle coperte dal finanziamento del proprietario di casa per la parte eccedente, quello che erroneamente viene detto “accollo” dagli operatori del settore, erroneamente perché nel senso civilistico l’accollo sarebbe un’altra cosa, un soggetto che si sostituisce a pagare per un altro.

Partendo da questa prima distinzione andremo poi a mettere fuoco le grandi chance che sono offerte al proprietario di casa per sgravarsi fiscalmente delle spese eccedenti il contributo.

Per comprendere la dinamica dobbiamo necessariamente partire all’inverso nella cronologia dei provvedimenti commissariali che si sono succeduti, per cui l’ ordinanza 80 del 2 agosto 2019 all’articolo 16, a ricostruzione già ben avviata, descrive un aspetto centrale, sfuggito in origine, la “Disciplina in materia di concorso di risorse” che riportiamo per le parti di maggior rilievo:

“1. Nel caso di interventi di ripristino con miglioramento o adeguamento sismico o di demolizione e ricostruzione delle abitazioni e degli edifici adibiti ad abitazioni o ad attività produttive (…) la progettazione degli interventi di miglioramento o adeguamento sismico di cui alle vigenti norme tecniche per le costruzioni in zona sismica e di eventuali ulteriori risorse finanziarie aggiuntive è effettuata unitariamente.


2.
Il progetto unitario (…) può prevedere l’esecuzione di opere aggiuntive oltre il miglioramento sismico, adeguamento sismico o demolizione e ricostruzione, diverse da quelle specifiche attinenti la ricostruzione post sisma 2016. Esso può prevedere l’esecuzione di opere finalizzate ad aumenti di cubatura, realizzazione di piani seminterrati, sopraelevazioni, ampliamenti, migliorie, opere di finitura. Resta impregiudicato che il contributo va calcolato secondo le disposizioni dell’articolo 6 dell’ordinanza n. 19/2017.


3. Ai fini della determinazione del contributo e della sua liquidazione, vanno determinate le percentuali di incidenza delle opere comuni (es. strutture) afferenti i diversi finanziamenti e le opere, distinguibili, ammissibili e non ammissibilità ricostruzione post sisma. Le contabilità e le relative fatturazioni sono separate e non possono riguardare le medesime lavorazioni.


4. In tutti i casi di demolizione e ricostruzione di uno o più edifici esistenti, indipendentemente dall’utilizzo di risorse economiche e finanziarie aggiuntive da quelle previste per la ricostruzione privata, il nuovo progetto può prevedere l’esecuzione di organismi edilizi del tutto o in parte diversi da quelli esistenti per numero di unità strutturali, sagoma (…)”

Tale norma altro non vuole dire che, fermo restando il calcolo del contributo spettante per la ricostruzione dell’edificio, calcolato sullo stato ante dell’edificio, il beneficiario può decidere di costruire qualcosa di più grande, di diverso e più costoso sapendo che comunque dovrà farsi carico dell’eccedenza economica.

Niente di nuovo, ragionamento logico, aldilà di tanti formalismi e congetture apodittiche, il contributo diviene una sorta di indennizzo a forfait che il proprietario di casa sfrutta al meglio e come crede.

L’unico obbligo che il beneficiario ha, è quello di trasparenza, deve dimostrare contabilmente come concorrono i finanziamenti sul progetto complessivo.

Il comma 3 del suddetto articolo, con estrema essenza, chiarisce l’atteggiamento che il proprietario dell’immobile dovrebbe avere per chiarire al meglio la propria situazione finanziaria promiscua.

Si superano le obsolete e stravaganti visioni discusse un tempo, per cui la definizione delle opere a contributo di ricostruzione dovesse essere fisicamente rimarcata da giunti, tagli, cambi di materiali e colori, questo grazie ad una contabilità in percentuale che si limita a delineare la copertura di spesa sul complessivo evitando di dover fisicamente individuare cosa è finanziato in un modo e cosa in un altro.

E’ proprio roba da tecnici incalliti volersi fissare sul cosa è finanziato con cosa, qualsiasi buon praticone avrebbe probabilmente ragionato sulla somma totale, devi costruire 100 e hai 80 di contributo, deve comprovarsi un esborso del proprietario di 20,  ma si sa noi tecnici non brilliamo di logica a volte.

Per questo il comma 3 coglie nel segno, nel momento in cui l’edificio dallo stato attuale diventa un altro manufatto, totalmente diverso, risulta impossibile e oltretutto inutile preoccuparsi di dover distinguere cosa è finanziato con cosa.

Se ci trovassimo nel caso del soggetto che fa un piano in più alla propria casa terremotata tutto potrebbe tornare dicendo che il piano in più lo paga il Sig. Rossi mentre il resto lo paga lo Stato, ma così chiaramente non è quasi mai.

Nessun problema può verificarsi in considerazione del fatto che non possono esserci distorsioni contabili imponendo la norma l’adozione di prezzi stabiliti e analisi prezzi ben giustificate.

Questo è un po’ quello che succede in ottica di definizione della concorrenza di risorse, per cui possiamo riassumere che quello che conta è che in percentuale sia rintracciabile la compartecipazione di spesa alternativa a quello dello Stato ammessa per la ricostruzione.

Ma veniamo al tema collaterale di grande attualità, l’ammissibilità agli sgravi fiscali per le spesse a carico del proprietario dell’immobile in eccedenza al contributo di ricostruzione.

Facendo un balzo normativo indietro di qualche anno l’Ordinanza n. 60 del 31 luglio 2018 ha regolamentato i “Rapporti tra interventi di ricostruzione privata e benefici fiscali di cui all’articolo 16, comma 1-bis, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e s.m.i. (sisma bonus)”.

Diciamo subito che l’articolo 1 dell’ordinanza definisce che il bonus applicabile in combinazione è quello relativo ai benefici fiscali di cui all’articolo 16, comma 1-bis, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito con modificazioni dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e s.m.i., il cd. sisma bonus.

I beneficiari possono pertanto fruire delle detrazioni fiscali per le eventuali spese eccedenti il contributo concesso ai sensi delle ordinanze commissariali nn. 4 e 8 del 2016, n. 13 del 2017 e n. 19 del 2017.

La richiesta di detrazione dovrà essere presentata con le modalità stabilite nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate che disciplinano le dichiarazioni dei soggetti assoggettati all’ imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) e all’ Imposta sul reddito delle società (Ires).

Anche in questo caso, le spese sostenute per interventi edilizi coperti dai contributi di ricostruzione sono in ogni caso oggetto di contabilizzazione separata rispetto a quelle per gli interventi edilizi non coperti dai contributi e per i quali si intende fruire della detrazione fiscale.

Analogamente a quanto descritto in precedenza, e non potrebbe essere altrimenti per le stesse ovvie ragioni, anche nel caso in cui il cd. accollo prenda la strada dello sgravio fiscale vale la regola della definizione contabile che altro non può essere che quella sommaria e in percentuale definita nella successiva ordinanza 80.

Non cambia nulla in sostanza se l’accollo sia oggetto o meno di sgravio fiscale quello che conta è che le due fonti di finanziamento siano rinvenibili in una contabilità in percentuale, ribadiamo che non serve un abbinamento tra oggetti e finanziamento in quanto la possibilità di realizzare edifici nuovi e diversi dagli originari non lo consente e banalizza questo tipo di dato.

Restando utile per i soli controlli fiscali la dimostrazione della copertura del totale dei lavori nell’uno o nell’altro modo, risorse statali e non.

Da ultimo ricordiamo che l’Agenzia delle Entrate ha definito che “Anche per i lavori antisismici, come per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, vale il principio secondo cui l’intervento di categoria superiore assorbe quelli di categoria inferiore ad esso collegati (risoluzione n. 147/E del 29 novembre 2017). La detrazione prevista per gli interventi antisismici può quindi essere applicata, per esempio, anche alle spese di manutenzione ordinaria (tinteggiatura, intonacatura, rifacimento di pavimenti, eccetera) e straordinaria, necessarie al completamento dell’opera”.

Quindi nella contabilità in percentuale tra contributo di ricostruzione e spesa in accollo dobbiamo definire percentuali complessive di concorrenza ma anche individuare la corrispondenza delle opere in bonus oltre che il rispetto dei limiti percentuali interni, tra strutture e resto, per la normativa della ricostruzione.

Le difficoltà ci sono ma con pazienza e logica se ne deve venire fuori.

Il nostro Sportello Bonus Casa fatto di tecnici specialisti e fiscalisti resta a disposizione per consulenza e assistenza alla costruzione.

07/05/2020

Direzione Renovo

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