Sulla definizione dello stato di collabenza di un edificio

Il TAR Marche con sentenza n. 89 del 03/02/2020 si è espresso sulla controversa questione che concerne la definizione dello stato di collabenza di un edificio per le finalità legate alla ricostruzione post sisma del centro Italia.


Questi i fatti:

Il ricorrente, nella spiegata qualità di comproprietario di un edificio ricadente in località San Francesco del Comune di Apiro, con il ricorso introduttivo ha impugnato la nota con cui la Regione Marche – Ufficio Speciale per la Ricostruzione post sisma 2016 (di seguito USR) ha espresso parere negativo alla ripetizione di un sopralluogo volto ad accertare lo stato di inagibilità del predetto immobile.

In punto di fatto, il geom. OMISSIS ha esposto quanto segue:
2.1. In data 23 giugno 2016 esso ricorrente diveniva proprietario del predetto immobile, il quale è vincolato ai sensi della L. n. 431/1985, quale “edificio di interesse storico extraurbano”. Stante la sua qualifica professionale di geometra, l’odierno ricorrente, nel mese di maggio 2016, procedeva direttamente all’accatastamento dell’immobile in parola presso il competente ufficio finanziario, qualificandolo come “unità collabente” ma, di fatto, lo stesso veniva utilizzato, sia dal precedente proprietario, che dallo stesso geom. OMISSIS, come seconda casa/pertinenza rurale a servizio del fondo agricolo.

(…) Alla luce di tali interventi, esso ricorrente acquisiva consapevolezza del fatto che l’immobile de quo avrebbe dovuto assumere diversa identificazione catastale: non come unità collabente, ma come fabbricato rurale (e non a caso, aggiunge il ricorrente, prima della compravendita l’immobile era registrato proprio come fabbricato rurale).

Nel mese di agosto 2016 si verificavano i noti eventi sismici, i quali cagionavano danni gravissimi al fabbricato, compromettendone in maniera irrimediabile l’utilizzabilità e l’agibilità. Ciò impediva al ricorrente di effettuare la suddetta variazione catastale, per cui all’epoca dei fatti esso continuava ad essere classificato come unità collabente.

Il D.L. n. 189/2016, come successivamente integrato, inseriva Apiro all’interno del c.d. cratere, per cui esso ricorrente, in data 9 settembre 2016, trasmetteva al Comune di Apiro istanza di sopralluogo, al fine di ottenere, da parte di tecnici specializzati, il rilevamento dell’entità dei danni subiti dall’immobile. Il successivo 16 settembre 2016 veniva notificata al ricorrente l’ordinanza sindacale n. 69/2016, recante la declaratoria di inagibilità totale dell’edificio e l’ordine di sgombero.

Alla luce della predetta ordinanza e in considerazione del fatto che l’edificio è sottoposto a vincolo paesaggistico (per cui non ne è consentito l’abbattimento), ad esso ricorrente non rimaneva che avviare la procedura per poter accedere agli interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016, ai sensi del D.L. n. 189/2016 e dell’ordinanza commissariale n. 19 del 7 aprile 2017.

Questa procedura prendeva avvio con la compilazione della scheda FAST, la quale risultava affetta però da numerosi errori. (…) 2.5. Essendo intenzionato a confutare l’esito della scheda FAST, in data 19 giugno 2017 esso ricorrente inviava al C.O.C. del Comune di Apiro istanza per la richiesta di un nuovo sopralluogo, allegando una perizia asseverata, da lui stesso redatta, al fine di ottenere una seconda verifica da effettuarsi con la procedura di cui alla scheda c.d. AeDES, la quale, ai sensi dell’ordinanza del Capo Dipartimento della Protezione Civile n. 422/2016, è condizione abilitante per l’ottenimento dei contributi per la ricostruzione privata ai sensi di quanto previsto dall’art. 6 del D.L. n. 189/2016.

In data 1° febbraio 2018 veniva notificato ad esso ricorrente l’impugnato parere negativo alla ripetizione del sopralluogo, emesso dalla Regione Marche – USR. Tale parere si fonda sul fatto che l’edificio non sarebbe comunque ammissibile a finanziamento in quanto collabente, e tale condizione sarebbe comprovata in quanto “….risulta che alla data del sisma l’immobile non era dotato dei requisiti di ordine statico, presentava carenze manutentive e seppur dotato degli impianti essenziali, questi non risultavano allacciati alle reti di pubblico servizio; inoltre, come dichiarato, l’edificio non possedeva i requisiti di ordine igienico-sanitario, essenziali ai fini della funzionalità dell’immobile ai fini abitativi…”. (…)

Il ricorso, ammissibile in relazione alla natura sostanziale da attribuire all’impugnato parere dell’USR, non è meritevole di accoglimento, per le ragioni che di seguito si espongono. (…)

5.2. Nel merito, si osserva comunque quanto segue.

5.2.1. Il ricorrente, al fine di superare l’impasse determinato dalla scheda FAST, aveva acquisito e trasmesso ai competenti uffici due pareri a firma del consigliere giuridico del Commissario Straordinario per la Ricostruzione post Sisma 2016, nei quali si afferma, in sostanza, che il proprietario di un edificio accatastato come unità collabente ha la possibilità di comprovare, mediante perizie tecniche asseverate o altri mezzi di prova analoghi, l’effettivo stato di fatto del fabbricato alla data del sisma.

5.2.2. Il geom. OMISSIS ha ritenuto di fornire la prova del fatto che il fabbricato era in realtà utilizzato sia dal precedente proprietario che da esso ricorrente e dal proprio coniuge mediante una perizia asseverata datata 19 giugno 2017, in cui si evidenziano le seguenti circostanze: il fabbricato, ancorché accatastato come collabente, era in realtà utilizzato come seconda casa sia dal precedente proprietario che da esso ricorrente;

l’edificio è allacciato alle principali utenze (luce, acqua, fognatura);
dopo l’acquisto esso ricorrente aveva eseguito alcune opere di
manutenzione ordinaria, visto che la sicurezza statica dell’immobile
non era in discussione;

la possibilità di accedere ai contributi in parola era stata confermata
anche dal consulente giuridico del Commissario Straordinario con i
suddetti pareri.
(…)

5.2.3. Ora, tali affermazioni confliggono in maniera abbastanza netta con le dichiarazioni che lo stesso geom. OMISSIS ha reso in sede di accatastamento del fabbricato, avvenuto nel maggio 2016. Come si evince infatti dall’allegato n. 01 alla memoria di costituzione della Regione, lo stato di collabenza è stato così motivato “Trattasi di ex fabbricati rurali, da tempo disabitati e con strutture di porzioni portanti crollate….i requisiti di ruralità sono stati persi ante 2000…”.
Non si comprende come lo stesso edificio possa presentare, dal punto di vista statico, una situazione completamente diversa nel breve arco di quattro mesi, tanto più se si è in presenza di un “miglioramento” dello stato generale dell’edificio (il ricorrente, infatti, precisa che gli interventi da lui eseguiti sull’immobile dopo l’acquisto non hanno interessato la parte statica).

5.3.3. Il Collegio non ritiene di intravvedere nell’operato del ricorrente un intento fraudolento, ma resta il fatto che egli non ha dimostrato che l’edificio era agibile e utilizzato alla data del sisma. Al riguardo non sono sufficienti né la presenza di mobili e arredi all’interno dell’edificio, né il fatto che esistessero utenze ancora attive (per la verità in giudizio è stata depositata solo documentazione relativa all’utenza dell’acqua e della fognatura, la quale è del tutto giustificata in un edificio rurale abbandonato, visto che l’acqua può essere utilizzata anche solo per irrigare l’orto o altre coltivazioni. La bolletta allegata risale peraltro al 2011, per cui non dimostra alcunché con riguardo alla situazione esistente alla data del sisma 2016), visto che:

– lo stato di collabenza implicava comunque l’inagibilità
dell’immobile;
.
ben può essere accaduto che il precedente proprietario non avesse
disdetto i contratti di fornitura in quanto era in procinto di vendere
l’immobile e che il ricorrente non abbia avuto il tempo di farlo subito
dopo l’acquisto.

5.3.4. Le fattispecie a cui si riferiscono i citati pareri del consigliere giuridico del Commissario Straordinario riguardano più propriamente casi in cui l’accatastamento come unità collabente sia
stato effettuato, magari molti anni addietro, dal precedente proprietario, e non certo un caso, come il presente, in cui
l’accatastamento come unità collabente sia stato effettuato, pochi
mesi prima del sisma 2016,
dall’attuale proprietario, il quale, per di
più, è anche un geometra.

5.3.5. Del resto, anche il Sindaco di Apiro nell’ordinanza di sgombero n. 69/2016 (non impugnata) ha evidenziato come le lesioni più rilevanti dal punto di vista della sicurezza statica fossero visibilmente preesistenti e che esse siano state solo aggravate dal sisma. Per cui il fatto che nell’ordinanza si faccia menzione della destinazione d’uso del fabbricato non ha nessuna rilevanza, avendo tale menzione valore solo descrittivo ed avendo il Sindaco fatto comunque riferimento alla classificazione catastale del fabbricato
come unità collabente.(…)

Il ricorrente ha depositato tali documenti al fine di provare che in casi analoghi a quello che lo riguarda in prima persona l’USR si è “accontentato” di semplici autodichiarazioni dei proprietari, mentre nella vicenda per cui è causa ha ritenuto insufficiente addirittura una perizia asseverata. Ora, in disparte il fatto che non è stato provato che le domande in argomento facciano riferimento alla medesima ordinanza commissariale, rileva il fatto che le suddette autodichiarazioni debbono essere redatte ai sensi dell’art. 47 del DPR n. 445/2000, il che vuol dire che le stesse possono (anzi, debbono) essere oggetto di verifica, quanto meno a campione, da parte dell’amministrazione procedente (art. 71 del DPR n. 445/2000). Per cui, sotto questo profilo nessuna disparità di trattamento è ravvisabile.

5.4. L’impugnato parere reca dunque una motivazione congrua e non confliggente con la normativa di riferimento, il che è a dirsi anche in relazione al passaggio in cui l’USR evidenzia come l’edificio non possa essere qualificato come pertinenza rurale e/o come immobile destinato ad attività produttiva. Lo stesso ricorrente, infatti, nella richiesta di parere indirizzata al consigliere giuridico del Commissario Straordinario ha tenuto a precisare di non essere in possesso della qualifica di Imprenditore Agricolo a Titolo Principale.

Il TAR in definitiva dà torto al Geometra e respinge il ricorso, la massima che potremmo estrapolare è che in tema di definizione dello stato di collabenza dell’edificio, ai fini dell’ammissibilità a contributo, prevale l’aspetto sostanziale su quello di forma e pertanto deve essere riscontrato in concreto l’utilizzo dell’edificio al momento degli eventi sismici, non bastano dichiarazioni e/o bollette delle utenze ma deve essere effettuata una verifica approfondita da parte dei soggetti deputati alla verifica di ammissibilità a contributo.

26/03/2020

DirezioneRenovo

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