Il sisma ed i suoi effetti collaterali

Da tempo ormai si discute, anche se non abbastanza, di quanto le conseguenze trasversali che una tragedia già di per sé immane come le scosse del 2016 e del 2017 possano essere molteplici e diversificate: il dibattito pubblico va via via sempre più ampliandosi, toccando non più solo la ricostruzione edilizia, ma anche quella socio-economica, culturale e demografica.

Proprio quest’ultimo è il tema qui approfondito, prendendo spunto da un interessantissima analisi di ricerca messa a punto dal gruppo di ricerca T3 e dalla rete di attivisti e cittadini Terre in Moto Marche chiamata “Terre di ricerca – Un’indagine collaborativa sul cratere marchigiano”, che trovate in allegato.

Prendendo spunto dall’introduzione dell’ elaborato, “dopo quasi un secolo di crescita ininterrotta della popolazione, il nostro Paese è entrato in una parabola discendente, perdendo negli ultimi cinque anni più di 670.000 residenti. In un periodo tutto sommato modesto, si è dissolta una quota di popolazione pari a quelle della Basilicata e della Valle d’Aosta sommate assieme.” E ancora: “Un fatto quanto meno curioso, specie se consideriamo che i territori in contrazione, che occupano il 60% del belpaese, sono costituiti da oltre 4.000 comuni e ospitano 13 milioni di abitanti (il 22% del totale)”.

Tanto per citare alcuni numeri che emergono dall’elaborato, infatti, prendendo in considerazione la sola popolazione del cratere marchigiano, nel periodo 2013-2016 si è verificato un calo dell’ 1,1% (- 3.479 abitanti), mentre in tutto il resto delle Marche si è registrata una crescita dello 0,2% (+ 2.346 abitanti). Ragionando in ottica complessiva regionale sulla stessa base temporale, il dato è -0,1%: un calo della popolazione del cratere quindi che non ha trovato adeguato bilanciamento al di fuori di esso, nei borghi meno o non colpiti affatto dagli eventi sismici. Anzi, come è facile pensare, nei 3 anni successivi al sisma, quindi fino ad oggi, il trend discendente è progredito, arrivando a coinvolgere 18.441 residenti (di cui 10.136 nel cratere): se nei 3 anni precedenti al sisma è scomparso un borgo delle dimensioni di San Ginesio, nei tre anni successivi si è dissolta una cittadina più grande di Matelica.

Chiaramente questi sono fenomeni direttamente proporzionali all’entità dei danni riportati dai diversi borghi e paesi circoscritti nel cratere, dove in alcuni casi il trend di spopolamento esisteva già in modo rimarcato ma è addirittura raddoppiato dopo la sequenza sismica

Viene quindi automatico pensare che, soprattutto alla luce di quelle che sono le premesse pre 2016, gli eventi sismici di 3 anni fa non hanno fatto altro che accelerare un processo già di per sé consolidato, sia per i fenomeni migratori che per bilancio naturale negativo. Si prenda, ad esempio, il dato relativo ai fenomeni migratori nell’ascolano e nel maceratese nell’anno 2018: rispettivamente, ci si attesta a -10,8 e -5 per mille abitanti.

L’incidenza del puro bilancio migratorio negativo ha pesato per il 16% sulla perdita di abitanti registrata nel 2017 e per il 14,4% nel 2018.
E’ innegabile che si sta parlando di numeri che, tenuto conto di eventuali distorsioni dei dati statistici, restano, purtroppo, più che allarmanti, soprattutto in ottica di attrattività futura di questi territori.

Questo è, dunque, il vero rischio dei ritardi procedurali legati alla ricostruzione, ritardi che si rincorrono da troppo ormai: più passa il tempo, più fenomeni come quello dello spopolamento assumono sempre più il carattere dell’ irreversibilità, aumentando le probabilità che la ricostruzione stessa, se e laddove avverrà, proprio come sta già accadendo in alcuni casi, sarà una ricostruzione per nessuno. Sarebbe davvero il colmo.

La direzione

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