Maggiorazioni del costo parametrico tra norme maldestre e applicazioni equivoche

Parliamo di una delle cose più stravaganti riscontrate nelle  ordinanze del Commissario alla ricostruzione che riguarda l’applicazione di maggiorazioni ai costi parametrici.

Per la ricostruzione pesante (ordinanza 19) è previsto un sistema di maggiorazioni che prevede lo scattare di incrementi nella ricaduta di particolari condizioni.

C’è da dire subito che non risultano completamente comprensibili i principi di valorizzazione e/o tutela di particolari condizioni che guidano la disposizione.

L’ordinanza prevede Tabella 7- INCREMENTI DEI COSTI PARAMETRICI

I costi parametrici di Tabella 6, riferiti ad edifici a destinazione prevalente abitativa con strutture in muratura, in cemento armato in opera, sono incrementati per particolari condizioni come di seguito indicato:
a) del 40% per edifici dichiarati di interesse culturale ai sensi degli artt. 10, 12 e 13 del d.lgs n. 42/2004 e s.m.i., del 20% per edifici vincolati ai sensi dell’art. 45 del d.lgs n. 42/2004 e del 10% per edifici sottoposti al vincolo paesaggistico di cui all’art. 136 e 142 del d.lgs n. 42/2004. I suddetti incrementi si applicano agli interventi su edifici classificati con livello operativo L1, L2 ed L3, e solo a quelli di adeguamento sismico su edifici classificati con livello operativo L4, ad esclusione di quelli che sono tenuti ad eseguire gli interventi ai sensi delle direttive per la valutazione e riduzione del rischio sismico del patrimonio culturale, approvate con DPCM del 9 febbraio 2011.
b) del 10% per gli interventi di efficientamento energetico eseguiti su edifici classificati con livello operativo L1, L2 ed L3 che conseguano, mediante interventi integrati a quelli di riparazione e miglioramento sismico, la riduzione delle dispersioni energetiche e/o utilizzino fonti energetiche rinnovabili con una riduzione dei consumi da fonti tradizionali di almeno il 30% annuo rispetto ai consumi medi dell’anno precedente;
c) del 10% per gli interventi di efficientamento energetico eseguiti su edifici classificati con livello operativo L4 che conseguano, nel caso di ricostruzione totale, la classe energetica A.
d) del 10% per ubicazione disagiata del cantiere in quanto ricompreso all’interno di un piano attuativo di cui all’articolo 5, comma 1, lettera e) del decreto legge n. 189 oppure causata dalla distanza da altri edifici non appartenenti allo stesso cantiere inferiore a m. 1,50 su almeno due lati o causata dalla possibilità di accesso al cantiere da spazio pubblico con percorso di larghezza tra ostacoli inamovibili inferiore a m. 2,00.
e) del 10% per demolizione, asportazione e conferimento ad idonei impianti di selezione, recupero o smaltimento dei materiali provenienti dal crollo o demolizione di almeno il 40% del volume totale dell’edificio, oppure del 5% nel caso che la demolizione ed il successivo trattamento abbia interessato almeno il 20% e fino al 40% del volume totale dell’edificio. L’incremento non è applicabile ai casi di demolizione e ricostruzione volontaria di cui all’articolo 5, comma 11, della presente ordinanza;
f) del 20% per gli interventi di ricostruzione di edifici singoli, unifamiliari, classificati con livello operativo L4;
g) del 3% per gli interventi di miglioramento sismico per rendere accessibili e visitabili, con idonei accorgimenti tecnici, le abitazioni di residenti con gravi disabilità motorie ed invalidità permanenti, situati in edifici costruiti prima dell’entrata in vigore della legge 13/1989 recante disposizioni per l’eliminazione delle barriere architettoniche;
h) del 2% nel caso di interventi di rinforzo delle murature portanti di spessore maggiore di 50 cm, per almeno il 50% della loro superficie calcolata come sviluppo prospettico complessivo ai diversi piani.
i) del 3% per gli edifici di proprietà mista, pubblica e privata, la cui Classe d’uso ai fini della determinazione dell’azione sismica, conseguente alla destinazione d’uso della porzione pubblica dell’edificio, sia superiore alla Classe II.
j) del 3% per edifici ubicati in aree poste ad una quota s.l.m. superiore a 1.000 metri e del 2% per quote superiori a 700 metri ed inferiori a 1.000 metri.
k) del 3% per il trattamento faccia vista di paramenti murari in pietra o laterizio, da eseguirsi mediante stuccature con malta di calce per almeno il 70% delle murature esterne dell’edificio oppure per la finitura eseguita con intonaci a base di calce per almeno il 70% delle murature esterne dell’edificio.
l) del 2% per la realizzazione di solai in legno su almeno il 70% della superficie complessiva degli stessi solai.
m) del 2% per la realizzazione di almeno il 90% degli infissi esterni in legno.
Gli incrementi di cui alle lettere k), l) ed m) non sono cumulabili con gli incrementi della lettera a).

SUL CAMPO DI APPLICAZIONE, SOLO STRUTTURE TRADIZIONALI

Prima di tutto appare incomprensibile la volontà dell’estensore della norma di limitare le maggiorazioni ai soli “edifici a destinazione prevalente abitativa con strutture in muratura, in cemento armato in opera, sono incrementati per particolari condizioni…” .

L’indirizzo prevalente degli USR è quello per cui le maggiorazioni sono concesse solo nel caso l’edificio da realizzarsi o recuperarsi sia di tipologia tradizionale ma a ben leggere non è di univoca interpretazione la questione soggettiva perché non viene definito se si tratta dell’edificio vecchio o dell’edificio nuovo.

L’edificio originario deve essere tradizionale oppure il nuovo?

Avevo un abitazione in acciaio se la ricostruisco in cemento armato mi spettano delle maggiorazioni, all’inverso no?

Volendo trattare l’orientamento prevalente per cui è la nuova costruzione che genera le maggiorazioni, per quale motivo deve essere concesso questo benefit se la tipologia tradizionale, in muratura e cemento, risulta essere senza ombra di dubbio il sistema costruttivo meno costoso?

Perché vengono riservate delle maggiorazioni esclusivamente a tale tipologia?

La ratio sottesa non può essere quella di promuovere la maggiore sicurezza garantita da detti sistemi tradizionali in quanto gli altri sistemi, come legno e acciaio, hanno il loro pregio strutturale, sono forse anche meglio per certi versi.

La promozione della tipologia tradizionale che avviene attraverso le maggiorazioni non può poi nemmeno passare per un discorso ambientale di riciclabilità e reperibilità dei materiali, l’acciaio è riciclabile al 100%, mentre per il legno ci sono prodotti marchiati FSC che garantiscono la gestione sostenibile delle foreste, cosa invece che non trova corrispondenza nelle strutture tradizionali dove l’impiego di materie prime è prevalente.

Potrebbe essere che la promozione delle strutture tradizionali passi invece per la valorizzazione dei sistemi costruttivi propri del centro Italia, per attivare una spinta economica degli imprenditori locali che conoscono bene i sistemi tradizionali e sanno realizzarli.

Appare comunque insoddisfacente la lettura. Di fatto si crea una disparità di trattamento tra imprenditori che si occupano di strutture tradizionali e imprenditori che si occupano di legno e acciaio e viene sicuramente meno la liberta del beneficiario del contributo di poter scegliere il sistema costruttivo che meglio lo aggrada se ci fosse parità di condizioni.

E’ veramente un dilemma la tabella 7, un’approssimazione così infelice per un aspetto così centrale e importante, ci sono importanti risorse che girano sulla questione.

SULLE MAGGIORAZIONI IN PARTICOLARE

Premesso quindi che risulta strana e forviante l’imposizione di prevedere maggiorazioni per le sole strutture tradizionali vediamo di capire se le maggiorazioni stesse sono messe a fuoco sulle situazioni da tutelare che cerchiamo di comprendere:

a) nulla da eccepire sulla maggiorazione per interventi su beni culturali, lo spirito è chiaramente quello di aumentare il contributo per garantire i maggiori oneri derivanti il restauro monumentale, per tornare alla precedente disquisizione viene da pensare che un bene culturale in legno o acciaio, qualora ce ne fossero, non potrebbe godere della stessa misura di tutela;

b) c) nulla da eccepire sulle maggiorazioni che riguardano la classe energetica dell’edificio, l’obiettivo è chiaramente quello di promuovere interventi efficienti dal punto di vista energetico (in muratura vale il principio in legno no però, perché? l’ambiente è l’ambiente, il principio di ridurre consumi dovrebbe esserci anche per le strutture non tradizionali);

d) j) per la maggiorazioni da ubicazione disagiata nonché per cantieri su aree in quota abbiamo da porre delle riserve importanti, tale misura opera in maniera sbilenca, la ratio dovrebbe essere quella di coprire i maggiori oneri dell’impresa derivanti le condizioni descritte e non una concessione di contributo integrativa per effettuare ulteriori lavori. Se l’impresa si trova ad operare in zone impervie e disagiate avrà dei maggiori oneri di approvvigionamento dei materiali come maggiori incombenze per organizzare un cantiere particolarmente difficile: impiego di piccoli mezzi, lavorazioni da effettuarsi a mano, mobilitazione ponteggi, scarriolamento, carico e scarico dei materiali a mano e altro. Per questo motivo si ritiene che detta maggiorazione non debba essere contributo integrativo per il beneficiario per migliorare i materiali da porre in opera o fare maggiori lavori ma debba essere incremento alle voci di computo metrico estimativo al fine di remunerare i maggiori oneri derivanti le particolari condizioni. Questo aspetto è sostanziale la ratio è evidente e guidata dal buon senso ma la misura è distorta, porta beneficio alla parte sbagliata lasciando non corrisposti i maggiori oneri che l’impresa deve affrontare;

e) per la maggiorazione che prevede la demolizione, asportazione e conferimento ad idonei impianti di selezione, recupero o smaltimento dei materiali provenienti dal crollo o demolizione di almeno il 40% del volume totale dell’edificio abbiamo ulteriori dubbi. La condizione appare lapalissiana e la domanda sporge spontanea. Ma dove potrebbe smaltirsi il materiale di demolizione se non in impianti di selezione? Ci sono alternative? Se il minimo è il 40% il rimanente 60% dove può essere smaltito?

f) nulla da sollevare in tal senso è chiaro che ricostruire un edificio di piccole dimensioni richiede un rinforzo di contributo in quanto come tipologia è senz’altro più onerosa di altre di dimensioni maggiori; la stessa cosa varrebbe anche in questo caso per le strutture non tradizionali;

g) maggiorazione ben posta che risolve la problematica dell’accessibilità degli edifici e la copertura dei maggiori evidenti oneri anche qui non si vede il motivo per cui detta disposizione di buon senso non debba poter essere valida per le strutture non tradizionali;

h) i) nulla da eccepire in tal senso, chiara la tutela e proporzionata la misura;

k) discutibile la scelta della presente maggiorazioni che tende a fini prettamente estetici, come se una stuccatura a base di calce sia meglio di un’altra, verosimile ed apprezzabile su patrimonio architettonico tradizionale tendente al ridicolo se posto su un edificio nuovo;

l) m) idem come sopra k, si rileva altresì che la presenti maggiorazioni sono palesemente in perdita, da evitare in caso di situazioni ristrettezza economica, sono maggiorazioni che creano un ammanco al bilancio del progetto, detto in altri termini con la maggiorazione concessa non si comprano solai e finestre in legno.

CONCLUSIONI

Non resta che sperare che si rimetta mano al sistema di maggiorazioni, si comprende che il sistema deve avere un’approssimazione per evitare che si finisca come altre volte in iper regolamentazione ma si ritiene che alcune condizioni siano realmente conflittuali e illogiche vedi su tutte la restrizione della disciplina delle maggiorazioni alle sole strutture tradizionali che crea un vincolo inutile per il beneficiario che voglia costruirsi una casa con sistema non tradizionale.

Direzione Renovo

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