Il flop annunciato del Decreto Catania

Abbiamo avuto modo di vedere in anticipo il Decreto Catania che doveva produrre il cambio di marcia per la ricostruzione e risolvere tutti i problemi cronici ben noti agli addetti lavori.

A quanto pare la grande aspettativa, che è derivata tra l’altro da una lunga e interminabile attesa dell’uscita di provvedimenti del nuovo Commissario, sarà tradita.

La delusione è pesante visti gli annunci della struttura commissariale che in più occasioni affermò:

  • ricostruzione al’1% ma ora si decolla;
  • misure shock per la ricostruzione;
  • riscriveremo totalmente il decretone della ricostruzione;
  • elimineremo le gare private, non servono a nulla;
  • anticipo del 50% ai tecnici della ricostruzione che sono in affanno;
  • sposteremo i controlli alla fine dell’iter per velocizzare;
  • assumeremmo centinaia di nuovi istruttori da assegnare agli USR;

Orbene dagli slogan e anticipazioni dei due Commissari la strada sembrava spianata, i problemi inquadrati, le soluzioni alla portata, invece il Decreto Catania è sterile, non contiene nulla.

Le timide modifiche introdotte dal tandem Farabolini – Crimi sono contenuti negli articoli 19, 20, 21 e 22 che possono essere visionati nel documento allegato.

In particolare in questa sede vorremmo poi approfondire l’art. 19, il grosso delle novità per usare un eufemismo, che tratta gli appalti di ricostruzione pubblica di lavori e servizi tecnici a titolo “Accelerazione della ricostruzione pubblica nelle Regioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e 2017 nelle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria” che tra le altre cose ci appare deleterio ed estremamente dannoso.

L’articolo prevede delle misure che già conoscevamo e che il legislatore della ricostruzione aveva già ampiamente utilizzato per i primi appalti di protezione civile a gestione diretta del Commissario (appalti ANAS 400 milioni di euro, realizzazione piastre SAE 200 milioni di euro, n. 23 scuole Invitalia, altro).

Se le “misure shock” di cui parlava il sottosegretario Crimi alla stampa sono queste significa che si è perso qualcosa delle precedenti gestioni commissariali.

Le misure proposte ripropongono quindi, in deroga al Codice Contratti pubblici, la possibilità di utilizzo fino alla soglia comunitaria di gare solo prezzo da affidarsi con procedure negoziate:

  • per servizi tecnici significa fino all’importo di euro 212.000;
  • per i lavori significa fino all’importo di euro 5,2 milioni di euro.

In pratica per velocizzare il Commissario propone di fare gare veloci negoziate e solo prezzo ma nella norma mancano due previsioni importanti, anzi fondamentali.

1 – Gare a media o esclusione automatica che si voglia dire

Come ben sanno gli addetti ai lavori del settore pubblico nel parlare di gara solo prezzo si definisce un ambito ma non si dice praticamente niente. Le gare solo prezzo possono andare al massimo ribasso o a media come dicono i praticoni del settore. Per semplificare, con la gara solo prezzo al massimo ribasso si aggiudica la gara chi ha offerto lo sconto massimo, in caso di gara solo prezzo a media vince chi più si avvicina alla media dei ribassi offerti. Per andare con delle gare a media è necessario imporre nella disciplina di gara questa opzione fissandola dicendo che ci si avvarrà della c.d. esclusione automatica delle offerte anomale. E’ un passaggio fondamentale questo in quanto le gare al massimo ribasso sono deleterie, producono progetti carenti, fanno proliferare contenzioso, incompiute e fallimenti degli operatori economici, aiutano le imprese che riciclano denaro sporco e che non hanno bisogno di utili. Quindi è necessario che venga prevista l’esclusione delle offerte anomale nel quadro normativo e venga estesa la negoziata ad un numero sufficiente affinché questa opzione sia attuabile. Le gare a media (o esclusione automatica che si voglia dire) salvano dal ribasso selvaggio e tra l’altro consentono di fare gare più veloci superando la fase di verifica dell’anomalia delle offerte anomale. Questa previsione è fondamentale si rischia una vera catastrofe: partendo con progettazioni al massimo ribasso e successive gare lavori al massimo ribasso la qualità sarà difficile da raggiungere.

2 – Invito alle imprese locali

Altra questione riguarda la modalità di invito alle gare che potranno essere effettuate in procedura negoziata. Se per le gare pubbliche si procederà con i soliti principi di rotazione degli inviti si rischierà che le imprese locali vedranno solo passare pochissimi inviti e il cratere della ricostruzione diventerà pascolo delle imprese di tutto il Paese e questo va bene per il principio di libera concorrenza ma non va bene in ottica di rilancio occupazionale e economico delle zone in crisi. Il Governo centrale e quello regionale delle Marche si erano espressi favorevolmente per un territorialismo negli appalti pubblici inteso come riserva parziale di invito e/o precedenza sulla base dell’idoneità operativa ma questa previsione è stata totalmente disattesa nel Decreto Catania. Gli appalti ANAS di ricostruzione circa 400 lotti per 500 milioni di euro, ormai in attuazione al 50 – 60 %, sono stati affidati proprio nella modalità promossa da Decreto Catania con negoziate solo prezzo fino alla soglia comunitaria, questo ha comportato che nessuna gara è stata aggiudicata ad imprese delle regioni colpite e i ribassi sono schizzati alle stelle con rischio di contenzioso e cattiva qualità del costruito. E’ fondamentale in questo senso riservare una quota di imprese locali così come proposto dalla regione Marche oppure si dovrà auspicare che le stazioni appaltanti locali non operino in deroga consentendo la partecipazione delle imprese locali che tanto si sono adoperate nella fase di emergenza.

Ci auguriamo vivamente che sulla questione si rimetta mano in maniera coscienziosa, il rischio è che con queste regole si perda una immensa occasione di ricostruire con qualità e aiutare le imprese a ripartire.

Invitiamo tutte le associazioni di categoria, ordini professionali, la politica, tutti a mobilitarsi su tale questione, il Decreto Catania così concepito danneggerà le imprese e tecnici locali.

Arch. Paolo Capriotti

24/03/2019

© Riproduzione riservata Renovo

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