Sismabonus anche per interventi di manutenzione, verso una combo con il contributo di ricostruzione

Continua a formarsi l’ambito di applicazione e l’operatività del sisma bonus, la repentina evoluzione della specifica giurisprudenza conferma che il mancato decollo dello strumento incentivante sia stata proprio la difficoltà di interpretazione.

La presente circolare potrebbe superare la problematica della doppia contabilità quando il sisma bonus si affianca ai contributi di ricostruzione post sisma per la parte di eccedenza del contributo (piuttosto non chiamiamolo più accollo che giuridicamente è un’altra cosa)

La nuova guida delle Entrate spiega che l’intervento di categoria superiore “assorbe” quelli di categoria inferiore ad essi collegati

«Anche per i lavori antisismici, come per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, vale il principio secondo cui l’intervento di categoria superiore assorbe quelli di categoria inferiore ad esso collegati (risoluzione n. 147/E del 29 novembre 2017). La detrazione prevista per gli interventi antisismici può quindi essere applicata, per esempio, anche alle spese di manutenzione ordinaria (tinteggiatura, intonacatura, rifacimento di pavimenti, eccetera) e straordinaria, necessarie al completamento dell’opera».

Con questa specifica dell’Agenzia potremmo aver risolto il problema di come allocare la contabilità tra pratica di ricostruzione da consegnare all’USR e pratica di sisma bonus da consegnare all’Agenzia delle Entrate.

Sembra infatti semplificarsi la problematica della distinzione contabile a priori.

Il dubbio era cosa è compatibile con il contributo di ricostruzione e cosa con il sisma bonus?

L’apertura del sisma bonus ad ogni tipologia di intervento correlato sembra risolvere molto la problematica di natura dei lavori, quindi resterà solo di effettuare un’operazione per differenza, portare ad esaurimento il contributo di riparazione con le regole della ricostruzione post sisma, tutto il resto passerà per sisma bonus senza distinzione di tipologia di lavoro purché si rispettino le condizioni minime per l’accesso allo sgravio.

Chiaramente sono nostre supposizioni che dovranno essere suffragate dalla prassi. 

La Guida ricorda che per il beneficio fiscale si applica sulle spese sostenute tra il 1° gennaio 2017 e il 31 dicembre 2021 fino a una spesa massima di 96mila euro, recuperabile in cinque anni. La detrazione base del 50% sale al 70% se l’intervento consegue il passaggio a una classe di rischio inferiore a quella di partenza, e sale all’80% se l’intervento consegue due classi di rischio inferiore. Allo stesso modo, per l’intervento sulle parti comuni dell’immobile, lo sgravio passa, rispettivamente al 75% e all’85 per cento. In questo caso la detrazione va calcolata su un ammontare delle spese di max 96mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari di ciascun edificio ( e va ripartita in cinque quote annuali di pari importo).

Il sismabonus del 75%-85% (a seconda della diversa classe di rischio) può anche essere lucrato attraverso l’acquisto di case antisismiche. Per usufruire della detrazione, la guida ricorda che gli immobili devono trovarsi in una zona classificata a rischio sismico 1. Inoltre la casa deve far parte di un edificio demolito e ricostruito per ridurre il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto al vecchio edificio (se le norme urbanistiche in vigore la consentono). Infine, è necessario che i lavori siano stati effettuati da imprese di costruzione e ristrutturazione immobiliare che vendono l’immobile entro 18 mesi dal termine dei lavori.

Direzione Renovo

24/02/2019

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