La definitiva ricostruzione delle stalle degli allevatori, un’occasione immensa da non perdere

Con Ordinanza n. 70 del 31/12/2018 il Commissario Straordinario ha prorogato alcuni termini di ricostruzione ma ancora molte situazioni restano irrisolte, in particolare la più grave sembra essere quella legata alla ricostruzione delle stalle degli allevatori dove ci si trova in molti dei casi in completo stallo.

Fin dalla primissima emergenza del post sisma le istituzioni si sono concentrate per attuare quegli interventi provvisori che potessero garantire la continuità delle attività da parte degli allevatori e in particolare con i seguenti provvedimenti:

  • Ordinanze del Capo del Dipartimento della Protezione Civile n.393 e 415 rispettivamente del 13 settembre 2016 e 21 novembre 2016; con la quale vennero realizzati i così detti “tunnel”, strutture metalliche coperte da teli plastici, operazione effettuata attraverso la cooperazione tra Regioni che hanno realizzato le piattaforme e alcune imprese private che attraverso appalto hanno realizzato le sovrastrutture;
  • Ordinanza del Commissario n.5 del 28 Novembre 2016 con la quale venivano impartite le direttive necessarie a delocalizzare immediatamente e in modo temporaneo “stalle, fienili e depositi distrutti o danneggiati al fine di salvaguardare l’integrità degli animali ivi custoditi e per la concessione del relativo rimborso spese”;

i moduli provvisori stalla 

Si rileva prima di tutto che alcuni allevatori lamentano di non aver ancora ricevuto i moduli provvisori e che iniziano ad emergere alcune problematiche diffuse legate al carattere di provvisorietà che le stesse strutture hanno.

In particolare sembra essere inadeguato l’involucro della stalla provvisoria, un telo in plastica che in molti casi ha ceduto alle azioni del vento: pare che la gara bandita prevedesse una resistenza ad un vento di massimo 90 km/h contro il 120 km/h riscontrabili nelle zone montane, e oltretutto il sistema non garantisce la benché minima coibentazione. Anzi, in alcuni casi addirittura favorisce una dannosissima condensa che inficia sul benessere degli animali all’interno.

Nota bene che la nozione di benessere animale riguarda la produttività aziendale, con riduzioni drastiche di produzione di latte, e la vita dei capi stessi, soprattutto degli animali appena nati.

C’è da evidenziare che al momento della concessione dei moduli provvisori stalla e fienile la Protezione Civile si orientò esclusivamente a verificare l’effettiva presenza di animali nelle aziende zootecniche andando a concedere una superficie consona al numero di animali effettivamente registrati e in carico: non ci fu quindi particolare attenzione nel verificare la tipologia di ricovero che l’allevatore avesse.

Quando ormai le strutture provvisorie iniziano a dare segni di cedimento per gli ovvi motivi di natura temporanea per il quale sono nati, il Commissario inizia a ad emanare  due importanti provvedimenti attraverso il quale l’allevatore dovrebbe definitivamente sistemare la propria struttura e rispettivamente:

  • Ordinanza del Commissario n. 13 del 10 Gennaio 2017 “Misure per la riparazione, il ripristino e la ricostruzione di immobili ad uso produttivo distrutti o danneggiati e per la ripresa delle attività economiche e produttive nei territori colpiti dagli eventi sismici del 24 agosto, 26 e 30 ottobre 2016”
  • Ordinanza del Commissario n. 68 del 8 Ottobre 2018 che prevede “Misure per la delocalizzazione definitiva di immobili a uso agricolo e zootecnico distrutti o danneggiati dagli eventi sismici verificatisi nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria a far data dal 24 agosto 2016 e per la ripresa delle relative attività.”

I due provvedimenti tentano di risolvere la problematica di dare definitiva sistemazione alle stalle in maniera sostanzialmente diversa e contraddittoria per alcuni versi che cercheremo di inquadrare.

L’Ordinanza 13 consente, attraverso la contribuzione dello Stato, e a condizione che venga demolita la struttura provvisoria assegnata:

a) il ripristino con miglioramento sismico di interi edifici gravemente danneggiati e la ricostruzione di edifici distrutti, al fine di ristabilirne la piena funzionalità per l’attività delle imprese in essi stabilite;

b) la riparazione e l’acquisto dei beni mobili strumentali danneggiati o distrutti, compresi impianti e macchinari;

c) il ristoro dei danni economici subiti da scorte e prodotti giacenti in corso di maturazione ovvero di stoccaggio, ai sensi delle lettere b) e c) del comma 2 dell’articolo 5 del decreto legge n. 189 del 2016;

d) l’acquisto di interi immobili ove delocalizzare definitivamente l’attività produttiva. 3

L’Ordinanza 68 prevede invece che, attraverso il contributo statale, l’allevatore possa adeguare definitivamente la stalla provvisoria assegnata, operazione definita dagli addetti ai lavori come “stabilizzazione stalle provvisorie”.

Orbene, le due misure di risoluzione definitiva sono sembrate ben impostate e ispirate, oltre che dal principio di economicità dell’azione amministrativa, anche dal buon senso di concedere all’allevatore la possibilità di riorganizzarsi al meglio l’attività impiegando l’una o l’altra soluzione.

Dal punto di vista contributivo, le ordinanze legano il costo parametrico alla definizione del livello di danno effettivo riportato dagli immobili originariamente destinati a stalla, ed è proprio  il caso di dire che qui che casca l’asino.

Nel 90% dei casi, le stalle e i fienili degli allevatori erano costituite da strutture spontanee, semplici capanni e/o tettoie nei più dei casi: proprio questa tipologia costruttiva non catalogabile rende impossibile la definizione del livello di danno da cui poter poi accedere al contributo.

porcilaia domestica

Esempio di una porcilaia domestica a Venarotta (AP)

Possiamo dire quindi in maniera assolutamente certa che ad oggi, per colpa della spontaneità edilizia che da secoli caratterizza la vita contadina e il paesaggio rurale delle nostre zone, gli allevatori non potranno definitivamente ricostruire le loro stalle e fienili.

Ma che castroneria è questa?

Nota bene che non si parla di strutture abusive, ma solo di strutture non catalogabili dalla normativa tecnica attuale, niente di illegale.

Tra l’altro sono molto più interessanti ed espressive le piccole stalle spontanee di ieri che tanti condomini progettati dagli ingegneri di oggi.

Molti Piani Paesistici Regionali ci hanno poi fatto comprendere negli ultimi vent’anni l’importanza della tutela del patrimonio rurale minore, minore per dimensioni non per valore culturale: di testimonianza e tradizione nel costruire.

Saremmo degli anacronistici idioti se solo pensassimo che i poveri allevatori possano essere in qualche modo penalizzati dal ricostruire la propria stalla solo perché avevano risolto costruttivamente cento anni fa con qualcosa che oggi sfugge all’ingegneria standardizzata imposta da non si sa chi.

Saremmo ancor più idioti se pensassimo di ricostruire com’era e dov’era pensando che in qualche modo l’allevatore deve tornare ad avere quello di cui era in possesso prima del sisma.

Sembrano affermazioni contrarie ma non lo sono, la verità è che il tema è di assoluta importanza per il rispetto della nostra storia e per rispetto del nostro paesaggio: basti considerare che a occhio e croce dovrebbero esserci un migliaio di stalle e fienili da ricostruire nel nostro Appennino.

La riflessione è molto importante e chi scrive, dopo aver incontrato centinaia di allevatori delle Marche, crede che la soluzione possa essere una sola.

Svincolare la ricostruzione della stalla dal livello di danno e dalla precedente tipologia edilizia e consentire all’allevatore di riorganizzarsi al meglio con un progetto ad hoc che segua il corretto inserimento paesaggistico, la funzionalità per la sua azienda e la possibilità di estendere le superfici su una logica di potenziamento in termini di numero capi.

nostre realizzazioni stalle in c.a.p.

nostre realizzazioni stalle in legno

nostre realizzazioni stalle in acciaio

La ricostruzione definitiva delle stalle è un’occasione unica per riqualificare il paesaggio, migliorare l’igiene nella produzione aziendale, favorire il benessere degli animali, non possiamo pensare di ragionare su schemi rigidi e (mezzi) tubi con un telone strappato sopra.

Arriviamo in fine alle scadenze: ultimo provvedimento commissariale in ordine cronologico è l’Ordinanza n.70 datata 31 Dicembre 2018, attraverso la quale sono stati prorogati i provvedimenti che riguardano:

  • ripristino e ricostruzione immobili ad uso produttivo (n. 13);
  • ripristino e ricostruzione immobili ad uso abitativo (n. 19);
  • delocalizzazione e trasformazione immobili ad uso agricolo e zootecnico (n. 68).

La nuova scadenza è fissata per il 31 Dicembre 2019 per le prime due, mentre è fissata per il 31 Luglio 2019 per la terza.

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C’è da dire che delle suddette proroghe gli allevatori se ne  faranno ben poco considerato che l’assetto delle due ordinanze 13 e 68 sono inutilizzabili  per le ragioni fin qui descritte.

Resta perciò oggi altissima la priorità di avviare la ricostruzione definitiva delle strutture agricole e zootecniche del nostro territorio fiore all’occhiello dell’economia locale.

Non possiamo lasciare gli allevatori sospesi e senza alcuna certezza sul proprio futuro privato e, in molti casi, in quanto azienda agricola: quest’ inverno se ne sta ormai andando, ma come affronteremo l’inverno che verrà? Se non arrivano le necessarie soluzioni normative sarà sempre peggio.

Le imprese di Renovo restano a disposizione per qualsiasi tipo di supporto, affiancamento e realizzazione, sia essa in legno, cemento o acciaio e senza alcun vincolo.

Staff Renovo 12/01/2019

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