Problemi e progressi: il punto della situazione a due anni dal sisma

Il giorno 1 Dicembre 2018 ha avuto luogo a Camerino un tavolo tecnico (organizzato dalla Rete Professioni Tecniche) tra istituzioni, cittadini e tecnici per fare il punto della situazione su come sta procedendo la ricostruzione a distanza di due anni dagli eventi sismici che hanno sconvolto il nostro territorio.
Sono intervenuti nel dibattito il Coordinatore della Rete Professioni Tecniche, Armando Zambrano, i rappresentanti nazionali della RPT Walter Baricchi (Consiglio Nazionale Architetti), Ezio Piantedosi (Consiglio Nazionale Geometri e Geometri Laureati), Giampiero Giovannetti (Consiglio Nazionale Periti Industriali e Periti Industriali Laureati), Francesco Violo (Consiglio Nazionale dei Geologi), Stefano Villarini (Consiglio Nazionale dei dottori Agronomi e dottori Forestali), Marco Orsini (Consiglio Nazionale Periti Agrari e Periti Agrari Laureati), Mauro Bocciarelli (Federazione Nazionale Chimici e Fisici), Alfiero Moretti e Cesare Spuri (Direttori degli USR di Marche e Umbria) e Piero Farabollini (Commissario Straordinario per la ricostruzione post sisma 2016-2017), nonchè alcune rappresentanze territoriali della RPT.
E’ stata un’occasione importante per riassumere cosa è stato fatto finora nelle 4 Regioni che vanno a comporre il cratere, individuare le criticità principali nel funzionamento della macchina di ricostruzione e proporre soluzioni efficaci per colmare i vuoti e le inefficienze ad oggi, purtroppo, ancora esistenti.

 

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Il Dipartimento per la Protezione Civile indica che il 16% delle schede AEDES redatte non ha ancora  un esito definito, dati aggiornati a Ottobre 2018; nelle Marche sono 31.159 quelle compilate ad oggi.
Resta comunque ampio il margine di crescita di questo dato: basti pensare che nella nostra regione sono 42.265 gli edifici stimati come inagibili e solo 38.147 quelli segnalati dall’ USR come edifici con danni lievi o gravi (Novembre 2018).

Per non parlare delle RCR ricevute dall’ USR: complessivamente, solo l’11% (6.400 circa) di questi edifici segnalati come danneggiati hanno generato un riscontro in termini di richiesta di contributo (3.945 nelle Marche), dando l’idea di quanto lunghissima sia ancora la strada da percorrere. Di queste, le richieste di contributo concluse sono il 25,8% delle totali presentate (29,7% nelle Marche), coprendo solo il 2,8% del totale degli edifici privati danneggiati.

Ovviamente, il vero problema principale sono i tempi di elaborazione delle pratiche, tanto in sede tecnica quanto in quella burocratica: la stima parla di un totale di 277 giorni per il completamento di una pratica di delocalizzazione, 314 giorni per le pratiche di ricostruzione privata in caso di danno lieve e addirittura un anno esatto per i danni gravi.

Le criticità principali individuate come la causa della complessità delle RCR sono:

  • interpretazione delle norme per la ricostruzione che varia tra un USR ed un altro e da un ufficio ad un altro;
  • verifica dell’Ufficio tecnico del Comune, della conformità del progetto di ricostruzione all’edificio pre-esistente ed al rispetto degli strumenti urbanistici;
  • attività di analisi del progetto tecnico da parte dell’Ufficio istruttore dell’ USR;
  • fase di eventuale richiesta di chiarimenti e integrazioni al computo metrico estimativo ed al progetto da parte dell’Ufficio istruttore dell’ USR;
  • verifica requisiti soggettivi della pratica da parte dell’ USR.

In aggiunta a ciò è bene citare anche il parere non positivo sul funzionamento del MUDE, una piattaforma di vitale importanza nel processo burocratico che purtroppo, dal momento che il tempo medio per caricare una domanda RCR è di 20 giorni, non aiuta come dovrebbe e potrebbe: non a caso, l’85% dei rispondenti al questionario non è soddisfatto del funzionamento del MUDE stesso, sia per una difficile intuibilità dell’interfaccia per l’inserimento di dati e documenti, sia per la scarsa efficacia delle modalità di immagazzinamento dei dati, per non parlare della frequente interruzione del servizio accompagnata da un servizio di assistenza agli utenti che lascia quantomeno a desiderare.

Insomma, di cose da correggere ce ne sono e anche troppe. E allora ecco le proposte che sono emerse dal dibattito avuto luogo nel palazzo culturale Benedetto XIII di Camerino:

  • semplificazione delle procedure per la predisposizione e la gestione delle RCR;
  • limitazione dei casi di richiesta di chiarimenti e revisione computo metrico estimativo;
  • attribuzione ai professionisti della responsabilità di certificare la conformità delle RCR;
  • miglioramento delle competenze di RUP  e USR.

 

Direzione Renovo

 

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