Allarme Fillea e Legambiente. Il problema non sono gli abusi ma i tecnici impreparati degli USR.

Per oggi pomeriggio è prevista la discussione sulla conversione in legge dell’ultimo decreto terremoto n.55/2018 che contiene la proroga di alcune scadenze fiscali e tributarie per le popolazioni colpite dal sisma tra il 2016 e il 2017.

Con l’occasione della discussione il Parlamento darà indirizzi sulle misure volte a spianare la strada alla ricostruzione privata nel Centro Italia, di fatto ancora ferma nelle sabbie mobili.

sabbie mobili.jpg

Le misure in arrivo hanno già animato aspre riflessioni tanto che nel corso della discussione arriveranno gli emendamenti per la sanatoria della ricostruzione privata.

Fillea Cgil e Legambiente con una lettera pubblica inviata a tutti i senatori hanno messo in guardia sulla possibilità di sanare varie categorie di cosiddette difformità edilizie e urbanistiche; tra le misure annunciate ci sono anche la possibilità di riaprire i termini del condono edilizio, e la possibilità di beneficiare (per chi non l’avesse fatto) degli ampliamenti volumetrici regolati dal piano casa.

Sempre nella nota c’è un invito ad operare una ricostruzione di qualità, ambientalmente sostenibile. Sia insomma l’occasione per avere un patrimonio edilizio efficiente da un punto di vista energetico e dell’uso delle risorse naturali, a partire dall’acqua. Le tecniche e i materiali della bioedilizia e dell’architettura sostenibile sono oramai maturi. Viene invocata per la ricostruzione pesante  la sistematica applicazione dei Criteri Minimi Ambientali (ci aspettavamo che prima o poi sarebbe venuto fuori questo rilievo d’altronde era un’altra norma nazionale disattesa dalla ricostruzione) .

Altra nota dolente trattata, la formazione dei tecnici degli USR. L’inesperienza di molti tecnici reclutati sia negli Uffici regionali per la Ricostruzione che nei i Comuni ha pesato non poco nella capacità di fornire informazioni corrette ed univoche, producendo ritardi e alimentando incomprensioni e atteggiamenti di insofferenza da parte delle popolazioni.

Qualche riflessione ci vuole, sembra che tutti gli attori in campo cerchino colpevole per una ricostruzione che non riesce a partire.

Le critiche espresse anche se aspre devono produrre benefici effetti di presa d’atto delle problematiche e individuazione delle soluzione.

Legambiente dovrebbe forse comprendere che non si sta cercando un condono per la cementificazione dell’appennino ma un sistema di superare l’impasse creata dalla presenza di piccole difformità nel costruito (tra l’altro dov’era Legambiente quando realmente si sventravano montagne per la realizzazione delle SAE?)

Il Commissario, i Presidenti delle Regioni e i Comuni dovrebbero invece capire che questa ricostruzione non si affronta con giovani acerbi ma con supertecnici esperti pronti a prendersi le responsabilità e capaci di percorrere nuove strade per lo snellimento dei procedimenti amministrativi.

Nota bene che lo stesso problema vale per la ricostruzione pubblica dove mancano tender specialist che possano predisporre le procedure di gara necessarie per il primo piani da un miliardo di euro dell’Ord. 56.

Quindi le strade sono due: o formiamo i tecnici della pubblica amministrazione o li selezioniamo con la dovuta esperienza.

IL DOCUMENTO LEGAMBIENTE_FILLEA

Arch. Paolo Capriotti

06/06/2018

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